10 febbraio 2026 - Giorno del ricordo

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Domani, 10 febbraio, le bandiere di Palazzo di Città saranno a mezz'asta in segno di rispetto e memoria per le vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale.
Riportiamo il messaggio del Sindaco

Data:

09 febbraio 2026

Tempo di lettura:

2 min

Giorno del Ricordo
Giorno del Ricordo

Descrizione

Domani, 10 febbraio, le bandiere di Palazzo di Città saranno a mezz'asta in segno di rispetto e memoria per le vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale.

Riportiamo il messaggio del Sindaco, Corrado De Benedittis

10 febbraio Giorno del Ricordo

Fare memoria della pulizia etnica di cui fu vittima la popolazione istriano-dalmata di etnia italiana è un compito istituzionale, civile e politico di primo piano, anche in considerazione dei tempi che si stanno attualmente vivendo.

Il terribile fenomeno delle foibe e la deportazione di minoranze etniche da regioni di confine, tra cui la minoranza italiana, espulsa dalla nascente Jugoslavia, furono il risultato tragico delle politiche nazionaliste, populiste e razziste che avevano imperversato nell'Europa degli anni trenta e quaranta.

Popolazioni accomunate da secoli di relazioni sociali, economiche e politiche furono dilacerate e contrapposte da un odio ideologico, che forze politiche estremiste avevano instillato, per anni  criminalizzando la società pluralista, multietnica, multiculturale ed ecumenica.

Quelle ideologie dell'odio sono tornate di stringente attualità, in Europa e in Occidente.
Il clima cupo creato da forze politiche populiste, nazionaliste e antieuropeiste, che istigano gli istinti più irrazionali delle opinioni pubbliche, rischia di far saltare l'equilibrio europeo su cui si sono costruiti 80 anni di Pace e progresso, dopo il disastro della Seconda guerra mondiale.

La prima vittima di tale deriva politica e culturale è stata l'Inghilterra: la Brexit, voluta da forze reazionarie e populiste, oggi, fa pagare, soprattutto ai più giovani, un prezzo pesantissimo, in termini di chiusura degli orizzonti cosmopoliti e perdita di opportunità.

È necessario mettere al bando il linguaggio d'odio e tornare a una politica di mediazione, il cui esclusivo fine sia la costruzione di un mondo libero e solidale, fondato sulla capacità di dialogo dei governanti e dei popoli e non su prove muscolari, che da sempre sono  l'anticamera della guerra.


 

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Ultimo aggiornamento

09/02/2026, 11:29

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